Luci nella notte. Milano sa anche essere bella se alzi lo sguardo, specie quando fa buio. Pensare questo mentre si è seduti sui gradini di piazza Duomo, dalla parte del palazzo reale, non ha prezzo, come nella famosa pubblicità.
La cosa forse buffa è che una scena del genere intenerisce persino chi la vive. Vedere sè stessi seduti in quel modo, con il marsupio tra le ginocchia, il cellulare in una mano e la sigaretta nell'altra, con il naso all'insù a contemplare l'illuminazione pubblica, è un'immagine da farci un quadro.
Mi spiace solo non saper disegnare, mi sarei dipinto volentieri in quella maniera. Avrei dipinto anche la gente che fa le foto al Duomo, quella che credendosi Anita Ekberg si mette in pose improbabili davanti all'obiettivo stanco delle macchinette digitali, quella che ha comprato l'ultimo giocattolo trendy dall'ambulante di turno e lo esibisce continuamente e fastidiosamente.
Magari avrei messo nel quadro anche la galleria, bella imponente, con la scritta "A Vittorio Emanuele, i Milanesi". "Bastava una cravatta", avrei commentato poco dopo. Due colpi di pennello per le
corone di fiori, e fine del quadro. Anche perchè nel frattempo la persona che aspettavo era arrivata, e dovevo ricompormi.
Intanto mi interrogavo sul perchè quel momento mi era parso così bello. Non avevo ancora bevuto niente, nè assunto sostanze diverse dalla pizza e dall'aranciata. C'erano le luci, c'era la gente, c'erano il Duomo e la galleria, c'era il maxischermo che trasmetteva un sacco di cazzate, una bella temperatura, un bel cielo senza nuvole. Però non c'era nulla che non avessi già visto, nulla che avessi particolarmente voglia di vedere. Anzi, avrei preferito essere lì in un altro contesto, magari come studente o come semplice turista. Eppure, oh, era bello. Tanto bello.
Forse perchè ricordava le sere d'autunno a Sassari, quando iniziava a fare buio presto ma non faceva ancora così freddo per passare il pomeriggio a casa, e allora si cercava un punto sufficientemente illuminato (che variava a seconda del periodo e di come girava a me e soci) e si passavano le serate lì a giocare a pallone quasi completamente alla cieca e a fare i primi discorsi "da grandi", spesso senza sapere di cosa si parlasse in realtà.
Forse perchè ricordava tempi migliori. Eppure non me la sentirei di tornare indietro. Ecco, sono incastrato tra due tempi. Qualcuno porti un chilo di olio motore, per favore.