Quest'anno le vacanze le ho passate in famiglia, anche se qualche mese fa era stato deciso diversamente. Una serie di eventi mi hanno portato a questa scelta obbligata, ma in definitiva giusta e gradita tanto dal sottoscritto quanto dal parentumine vario.
Anche in questo io sono fuori tempo: in genere uno passa una fase adolescenziale travagliata in continuo conflitto con genitori, nonni, zii, cugini, governi, fiumi, marche di automobili, per poi rivalutare la propria famiglia in età adulta rendendosi conto che non sono poi così male.
Io no. Sono sempre stato fermamente convinto che la mia famiglia fosse eccezionale, perfetta, priva di difetti. Mi sono accorto che non è così vivendo queste due settimane a stretto contatto con loro.
Non fraintendiamoci: non è che adesso passerò quella fase adolescenziale sopra citata, rimango dell'idea che la mia famiglia sia bellissima e non vada cambiata. Solo, ho imparato a trovare in tutti (e in particolare in alcuni) difetti più o meno piccoli che cambiano in proporzione il mio metro di giudizio nei loro confronti.
Ma chiuderei questa enorme prefazione ringraziando più di tutte quella stupenda cugina che un giorno decise di interrompere ogni contatto con me totalmente senza motivo (giuro, le scrissi un messaggio chiedendole se voleva bere qualcosa con me e non mi ha mai risposto, nè ha risposto ai successivi sms/squilli ecc.), nel frattempo decise di sposarsi e di avere un figlio, naturalmente senza dirmelo, e che l'altra sera mi ha scritto dicendo "ehi, non ci sentiamo da tanto, come stai?". Grazie, perchè non avere il tuo numero è stata una gran soddisfazione.
"Scusa, non mi compare il nome, chi sei?"
"Sono xxxxx, la figlia di xxxxx, ti ricordi?"
Grazie, perchè non risponderti è stato ancor più soddisfacente.
Come promesso, torniamo alle vacanze.
Nel pur breve lasso di tempo intercorso tra lo sbarco in Sardegna e l'imbarco per il ritorno, ho bevuto e mangiato praticamente tutto quello che ho incrociato nel mio cammino, tranne l'asfalto che mi risulta pesante da digerire. Anche se niente è troppo pesante se accompagnato da un buon Filieri (vero Picchu?).
Il mare era la mia priorità quest'anno, e devo dire che non sono rimasto deluso. Sono andato in spiaggia ogni volta che l'ho ritenuto necessario, anche partendo da casa alle 6 e mezza della sera. Questa per me è vera vacanza: non ci sono stati orari o convenzioni particolari, ho fatto quello che mi è parso più giusto al momento, quando l'ho voluto io. Tanto che a volte ho messo a dura prova il fisico, ma la mente si è riposata non dovendo gestire niente.
La mente, proprio quella che aveva maggior bisogno di staccare per un po', è stata messa a riposo. Ogni tanto, verso il tramonto, mi sono seduto sulla sabbia ed ho iniziato a guardare l'Asinara, che quest'anno era particolarmente in mostra, manco fosse una modella (beh, in un certo senso lo è), e ad elaborare pensieri molto basilari e fondamentali.
Mi sono sentito solo. Mi è venuta voglia di fare.
Così, riassunto in due frasi, il pensiero frutto di lunghi silenzi davanti alla risacca blanda della sera. Intanto il telefonino marcava la differenza tra il sentirsi soli e l'esserlo effettivamente. Un ritorno alle origini ci vuole sempre in fondo, ed ho iniziato a sentire le stesse sensazioni che provavo prima di lasciare la Madre Terra per avventurarmi verso l'infinito e oltre.
Ho composto dei versi. Non lo facevo da tanto, forse anche di più.
"Tanto non li scrivo qui sul blog.
ho messo il corsivo solo per attizzarvi
e invece niente, illusi"
Adesso sono tornato all'ovile, pieno di buoni propositi e privo di capelli, che ho rasato in toto per protesta nei confronti del pettine.
Si ricomincia. Mi manca il panorama dell'Asinara.